Pesca a surfcasting invernale? Le alternative da conoscere

Se la pesca a surfcasting invernale dalle spiagge profonde è fatta al 90% o 95% di pesca a surfcasting vero e proprio (il lancio sull’onda) ci sono anche altri modi per divertirsi che è bene saper mettere in pratica di fronte a determinate condizioni di pesca. Adesso quindi vedremo insieme quali possono essere le situazioni in cui la tecnica e la filosofia classiche del surf casting vengono sviate verso opportunità differenti che questa disciplina ci può dare. Grazie ad esperienze personali, ma anche e soprattutto con il contributo di vari amici pescatori sparsi in differenti zone d’Italia, ho raccolto informazioni di belle catture fatte durante i mesi più freddi dell’anno anche a mare calmo. Ecco secondo me cosa c’è da sapere…

Ambienti particolari

Certamente il mare calmo col freddo non rende ovunque, anzi, come si diceva, normalmente son da ricercare proprio le condizioni opposte per poter sperare di catturare qualcosa di interessante. Ci sono però delle situazioni, legate soprattutto alla geomorfologia del fondale, nelle quali è possibile fare carniere anche senza movimenti importanti delle onde. Per capire l’eccezione è necessario prima comprendere la regola: nella maggior parte dei nostri arenili, bassi e medio bassi, il pesce a mare piatto durante i mesi freddi non circola perché il fondo chiuso non consente un supporto di cibo sufficiente ad attrarlo. Dove l’acqua è invece molto profonda già a poche decine di metri da riva, la situazione è decisamente diversa, è proprio in queste tipologie di spiagge che dovremo riporre la nostra attenzione e le nostre aspettative nelle giornate di alta pressione. Certo, arenili del genere non si trovano in tutta Italia, sono pochi e geograficamente confinati, si possono incontrare principalmente in Liguria, Calabria e Sicilia nord orientale, si riconoscono immediatamente per via della granulometria ciottolosa e per una certa inclinazione già presente nella spiaggia emersa; guardando il mare, poi, è visibile un netto, rapido passaggio dall’azzurro dei primi metri al blu scuro dell'”abisso”. In queste spiagge anche a mare superficialmente calmo si possono muovere correnti di fondo che mantengono il substrato vivo, richiamando diverse specie di pesci, in più il fondale risulta essere in genere un misto di detrito, roccia e chiazze di fango, in un’eterogeneità ricca di vita, che non necessita di sconvolgimenti dovuti al moto ondoso (che comunque non risulterebbe particolarmente influente, se non nei primi metri vicino alla battigia).

Pesca in mare dalla spiaggia in inverno saraghi e pagello.
Pesca in mare dalla spiaggia in inverno saraghi e pagello.

Gli abitanti dell’acqua fonda

Habitat del genere ospitano una moltitudine di piccoli pesci, molluschi (bivalvi, gasteropodi, cefalopodi), crostacei di svariate specie, che normalmente trovano riparo e cibo proprio nelle irregolarità del fondale profondo. A loro volta i piccoli animali costituiscono una quasi inesauribile risorsa di cibo per predatori di taglia, che in molti casi rappresentano specie insidiabili a surf casting. I grossi sparidi hanno un ruolo davvero dominante e innescando striscioline di calamaro o seppia o tentacolino di polpo appena sbollentato non sono rari gli incontri con pagri, pagelli, tanute e a volte addirittura dentici. Anche i saraghi, non solo maggiori, ma anche fasciati e pizzuti, qui possono essere ugualmente attivi in giornate di alta pressione. Se poi si amplia il range di esche includendo anche vermi selettivi come verme di Rimini o bibi, è possibile includere tra le prede l’orata, che potrebbe essere anche di taglia interessante. Già, dove l’acqua è profonda questo sparide si può catturare anche col freddo, in genere comunque gli esemplari più belli vanno cercati sempre a buone distanze da riva.

Gallinella: l’intrusa nel carniere

C’è poi un intruso tra gli sparidi, si tratta della gallinella, una specie fortemente legata al fondale, che ama nutrirsi proprio nelle chiazze fangose dove l’acqua è profonda. Per tutte le specie viste sinora (eccetto forse i saraghi), braccioli possibilmente non troppo corti, anche se dovremo fare i conti con le discese e le salite da alti fondali e le forti correnti che tenderanno a farli ingarbugliare, quindi non ci si potrà neanche allungare eccessivamente, è una questione di vedere volta per volta quanti centimetri di bracciolo riescono a stare in pesca. Ami di medio-grandi dimensioni, dal 4 all’1/0, proporzionati alle esche presentate.

Un po’ meno pregiata, ma sempre divertente, la pesca agli anguilliformi. All’onnipresente grongo qua si può accostare anche la murena, che è in determinate zone anche più abbondante del primo. Per questi, esca sardina e bracciolo bello spesso, dello 0,50 o in cavetto, con uno o due ami “zerati” in serie.

 

In conlusione vi lascio con l’ultimo video registrato per SurfCasting TV appena qualche settimana fa. Parliamo di surfcasting su spiaggia profonda, la spiaggia di Vesima, nel ponente Genovese. Una pescata che non ci ha regalato grosse catture ma che abbiamo comunque deciso di mostrarvi, con i suoi saraghi testa nera, uno scorfano ed altre prede.

 

 

Davide Di Blasi

Non c'è una pesca che mi affascini di più del surfcasting. Nel surfcasting, e più in generale nel mondo dello shore angling, la conoscenza della spiaggia sommersa e della meteorologia ha un'influenza essenziale nella cattura di pesci di rilievo come spigole, orate, ombrine e altre specie.