Prova di una canna da surfcasting in tre pezzi per 220 grammi di potenza massima

Canna da surfcasting in 3 pezzi: il mio test della Surfitaly Diablada 220 grammi montata Fuji

Quando ho visto e impugnato per la prima volta la canna da pesca a surfcasting in tre pezzi Diablada 220 sono rimasto meravigliato della sua estrema leggerezza (nonostante sia molto potente) e la cura che Surfitaly ha dedicato in ogni suo particolare. Anellatura disposta al meglio, legature curate, innesti perfettamente calibrati, placca portamulinello adatta. Tutta la canna è estremamente bilanciata e, allo stesso tempo, risponde alle sollecitazioni con una potenza elevatissima.

Mi è sembrata una perfetta canna da surfcasting!

Una foto nel corso del primo test con la fantastica canna da pesca a surfcasting in tre pezzi Diablada 220 della Surfitaly, con anelli Fuji Rings.
Una foto nel corso del primo test con la fantastica canna da pesca a surfcasting in tre pezzi Diablada 220 della Surfitaly, con anelli Fuji Rings.

Adesso bisognava metterla alla prova. Così chiamo subito il mio compagno di pesca Rosario la Bella, ottimo conoscitore ed estimatore di Surfitaly, e con enorme entusiasmo ci dirigiamo in uno dei tanti spot ideali per la pesca a surfcasting nella fantastica Gela. Decidiamo di arrivare sul posto prima del tramonto entusiasti di provare il top di gamma della Surfitaly. Per l’occasione abbiamo scelto un spot difficile, dove le aspettative di fare qualche pesce diventano “scommesse” per la zona di pascolo lontana come un “miraggio”. Mare in fase montante, zavorre sostenute atte al raggiungimento dello spot, fili adeguati in base al tipo di azione della canna, per la capienza del mulinello e per la tipologia di lancio, esche mirate e, soprattutto, la Diablada 220 pronta all’uso.

Canna da pesca a surfcasting in tre pezzi: ok per il ground cast

Inizio a prendere confidenza con la canna già nella fase di montaggio, movimenti lenti studiando persino lo scorrere del monofilo tra gli anelli, fluidità e scorrevolezza al top. La mia battuta prevede lanci sostenuti atti al raggiungimento della zona di pascolo ma preferisco avvicinarmi al traguardo gradualmente cambiando anche zavorre per leggere i movimenti della canna in maniera lenta e precisa, già dall’above mi rendo conto della “nervosità” dell’attrezzo; una volta in pesca, la vetta mi fa leggere anche le tocche delle onnipresenti spigole maculate da 15 centimetri, che slamo con delicatezza e rilascio. La decisione di pescare sulla massima distanza con questa canna che non tarda a premiarmi. Smetto di pescare alla media e lunga distanza cambiando per l’ennesima volta zavorra con una più sostenuta, proprio per tentare di “spingere” ancora di più. Cambio sistema pescante alleggerendolo cosi da avere meno attrito in aria durante il lancio: un trave con un solo finale clippato sopra il moschettone del piombo. Si parte con un side deciso, con una giusta angolazione, riuscendo a intravedere il mio sistema pescante avvicinarsi in quel punto “da scommesse” al quale ambivo. Sono entusiasta, tanto che quasi non credo d’esserci arrivato, tanto da far vedere al mio amico Rosario la bobina del mulinello; al recupero conteremo centotrentasette giri di manovella del mio mulinello con capienza 10.000; è un successone “balistico” ma a quest’ora del giorno, di catture nemmeno una; cosi, dopo svariati lanci, sempre in side e sempre con il solito sistema pescante, decido di testare maggiormente la mia Diablada 220, nervosa e decisa. Il lancio ground prenderà adesso il posto del side. Partenza con angolazione marcata, stacco deciso e una chiusura reattivissima, bilanciata alla perfezione. Arrivo al mio traguardo. Sono in pesca nel punto dove pascolano le mormore, quasi disconoscenti della media e lunga distanza. Sono in pesca con la mia Diablada 220 che ha vinto sulle lunghissime distanze, quella distanza lontana come un “miraggio” era diventata una meta possibile da raggiungere. Una canna da alta affidabilità e, soprattutto, la vetta mi trasmetteva persino le tocche più sospettose. La prova del nove è stata la prima cattura subito dopo aver scagliato il piombo nel punto esatto. Poi una successiva e un’altra ancora, riuscendo a effettuare catture con normalità inaspettata. Ho deciso di accorciare i tempi in fase di pesca, simulando proprio il tempo di pesca/recupero di un agonista; velocità di azione con un attrezzo e soprattutto sottostando a lanci forzati. Il risultato è stato sorprendente, non sono riuscito a stancarmi. È stato un piacere testare per la prima volta questa canna in tre pezzi da surfcasting con zavorre da 75 grammi sino ai 175 grammi. Sino ai 140 grammi in ground cast. Sino ai 150 grammi in side cast. Sino ai 175 grammi in above cast. Chi volesse chiedere maggiori info può contattarmi in privato anche su face book dove mi troverà col nome di “Giovanni Angler”. Un saluto a tutti.

Prova di una canna da surfcasting in tre pezzi per 220 grammi di potenza massima