Quale tipo di calamento bisogna scegliere ogni volta che iniziamo a pescare a surfcasting?

Pesca dalla spiaggia: quale tipo di calamento bisogna scegliere?

La prima fase di ogni battuta di pesca (vale per la spiaggia ma anche per la scogliera) è quella in cui si deve decidere che tipo di calamenti intendiamo preparare e che ruolo avranno durante la serata. Le possibilità sono tante, molto dipende da ciò che si vuol fare e cosa  eventualmente insidiare. Questo tipo di analisi orienta e indirizza il calamento verso una funzione ben precisa, anche perché come sappiamo molto bene, non esiste una sola tipologia dello stesso. Vediamo allora quali sono i più utilizzati nel nostro stile e come servirsene correttamente perché risultino decisivi.

Calamenti da pesca a surfcasting: con piombi scorrevoli e travi “fissi”

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UNA SERIE DI CALAMENTI AVVOLTI SU ROTOLINI APPOSITI, O “RUZZOLE”.

Probabilmente, i primi “pionieri” hanno esordito con il calamento da pesca scorrevole, conosciuto da molti come “genovese”. Prima ancora che in spiaggia, il “genovese” veniva impiegato per la pesca a scarroccio dalla barca, alla ricerca delle mormore. Le buone prestazioni ottenute, oltre che per i rigatini, l’hanno in un certo senso “proiettato” verso un impiego diverso, e cioè mirato alla cattura delle orate. La sua caratteristica, infatti, sta nel fatto che il filo scorre all’interno del piombo e non oppone resistenza immediata, dando un grosso vantaggio anche nei confronti della diffidenza riconosciuta di questo sparide. Questo calamento è molto semplice da realizzare. In pratica si crea un bracciolo che può avere diverse lunghezze, a seconda delle esigenze del momento; si lega lo stesso a una girella che, a sua volta, sarà legata a uno spezzone di nylon più grosso della lunghezza di un metro e mezzo che funge da lenza madre. A battuta sulla girella, si mettono delle perline salva nodo, si infila il piombo desiderato, poi si crea uno snodo in prossimità dell’asola e il gioco è fatto. Chiaramente, questo sistema fa lavorare un bracciolo al di sotto della zavorra e un altro in alto, rispetto alla stessa. In caso di mangiata, specie se ciò avvenisse nell’inganno posto al di sotto della linea del piombo, in quanto scorrevole, appunto, non opporrà nessuna resistenza. Il tutto è molto semplice da realizzare e funzionale nell’utilizzo. Per un periodo storico, dunque, si è fatto uso di questo calamento; l’evoluzione che la nostra disciplina ha subito, e le diverse esigenze dei pescatori, poi, hanno contribuito a mettere un po’ “in disparte” questa soluzione.

Calamenti: dalla pesca a fondo al surfcasting

Quando il surfcasting, con le sue teorie e le nuove regole, ha per così dire soppiantato la pesca a fondo dalla spiaggia, ha preso piede un nuovo tipo di calamento: il pater noster. Questa soluzione permette di affrontare situazioni in cui il mare picchia duro e le specie da insidiare sono grossi sparidi e predatori. Si tratta di un calamento molto semplice, realizzato con due snodi, uno posto in prossimità dell’aggancio del piombo, quindi in basso, l’altro nei pressi dell’asola o sgancio rapido e lavora più in alto. La caratteristica di questo trave, visto e considerato che il suo impiego va per la maggiore quando onde e turbolenza imperversano, sta nel fatto che i braccioli debbano lavorare a bandiera; ciò significa che, nel momento di legare gli stessi alla girella di snodo, li si deve dotare di un piccolo supporto che permetta loro di posizionarsi a 90 gradi rispetto alla lenza madre: questo per farli lavorare a una certa distanza ed evitare sicuri grovigli. Ricordo ancora che quando iniziai a pescare secondo lo stile del surf casting, si modellavano delle piccole asticelle in acciaio armonico per creare appunto delle “pseudo-bandierine”, che, ruotando attorno alla lenza madre tenevano lontano il bracciolo dalla stessa. Questa era chiaramente una buona soluzione ma appesantiva molto il calamento. In seguito ci siamo orientati verso le bacchette in plastica rigida forate all’interno, ricavate dai cotton-fiock, l’idea era buona e funzionava discretamente bene, il problema si poneva nel momento in cui necessario il bloccaggio dello stesso. Inizialmente si riscaldava con la fiammella di un accendino il tubo e si infilava sulla girella, ben presto però, ci si è resi conto che il tutto non durava  nemmeno il tempo di una pescata. Durante il lancio infatti, il tubicino tendeva a staccarsi dalla girella e andava su e giù per il bracciolo creando disturbi invece che benefici. Per sopperire a questo fastidioso inconveniente venivano utilizzati dei piombini tondi da un grammo, quelli tanto per intenderci che hanno il classico spacco in mezzo, venivano stretti al nylon e si bloccava il tutto. L’operazione in se era molto semplice, ma in pratica, il sistema adottato, considerando il peso aggiuntivo, annullava la funzione del tubicino forato. Recentemente, il mercato sempre molto attento alle esigenze dei pescatori, ha proposto dei tubetti in materiale siliconico, sicuramente leggeri e maneggevoli, che, permettono di far lavorare il bracciolo in maniera corretta, tuttavia, la loro caratteristica e la morbidezza, limitano molto la loro funzione e ciò si evidenzia in caso di situazioni da vero surf, infatti la classica bandierina che evita i grovigli non è garantita. In questo caso, la preparazione a casa diventa fondamentale, permette di avere una bella scorta di braccioli legati agli ami, ciò favorisce un ricambio veloce in caso di situazioni difficili da sbrogliare. Le competizioni e le nove regole internazionali, come ho più volte ricordato, hanno impresso una decisa accelerazione all’evoluzione dei calamenti.

Travi da surfcasting a tre snodi

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IL SURFCASTMAN ANTONIO MELE ALL’INIZIO DI UNA BATTUTA DI PESCA A MARE MOSSO.

Oggi vanno per la maggiore quelli a tre snodi, realizzati utilizzando nylon molto sottili che spesso sono in fluor carbon, le micro girelle o le tecno sfere hanno sostituito quelle vecchie e tramontate a T o quelle triple. La ricerca della leggerezza è assoluta, non bisogna tuttavia scordarsi che questa è una soluzione molto valida in condizioni di mare poco mosso o calmo e per lo più indirizza i calamenti verso prede di taglia medio piccola. È naturale pensare che quando il mare tende a ingrossarsi, nascono problemi di natura tecnica, i braccioli si avvolgono attorno alla lenza madre rendendo inutile tutto il lavoro dello stesso. Anche in questo caso una bella scorta di calamenti già pronti ed ami legati permettono un veloce ricambio e di conseguenza mantenere un buon ritmo di pesca. Siamo al calamento mono-amo, chiamato a svolgere diverse funzioni. Un solo bracciolo infatti, ci permette una gittata più lunga alla ricerca di pascoli distanti da riva; può essere molto lungo è dedicato alle orate di taglia; flotterato per insidiare i pesci di galla; ed infine legandolo alto (short rovesciato) e innescando il classico pesce esca vivo o qualche trancio con all’interno del materiale galleggiante, tentare i predatori. Come si può notare, questo calamento, che è il più semplice da realizzare e anche polivalente nell’utilizzo, ci permette di avere a disposizione diverse soluzioni. Ecco spiegato il motivo per cui non passa mai di moda.

I miei consigli sui calamenti da pesca a surfcasting: con piombi scorrevoli e travi “fissi”

Se siete interessati all’argomento “creazione dei calamenti”, guardate questo video con qualche mio suggerimento per creare un calamento da pesca con una serie di operazioni facili.

Quale tipo di calamento bisogna scegliere ogni volta che iniziamo a pescare a surfcasting?

Antonio Mele

Pesco abitualmente a La Caletta, lungo la costa orientale Sarda. Pesco in mare fin da ragazzino, quando le canne erano in bambù e la parola surfcasting ancora non si conosceva. Da allora di cose me ne sono successe molte ma la passione per la pesca si è sempre accresciuta portandomi anche a diventare teste dell'azienda Pesca Fishing Shop per i prodotti del marchio Italiano Surfitaly che per me sono quanto di meglio oggi un pescatore possa desiderare.